Intervista con Luigi Manca di Anna Cirignola

6 giugno 2014

Parlando di Luigi Manca mi piace cominciare con le parole che ripeteva suo padre "ma chi ti credi di essere...un artista?" Frasi che distruggono i sogni ma che per lui sono state la molla per raggiungere città come Berlino, Parigi, Barcellona, Istanbul, New York, dove ha incontrato il mondo della cultura e dove cresce il suo desiderio di dare anima a tutto ciò che attira la sua attenzione.



Così, Luigi Manca non è solo un artista ma un creativo a tutto tondo, ha un senso profondo dell'estetica a cui da un valore prima di ogni cosa. L’ arte, è risaputo, può rappresentare il mondo ma non lo può toccare, così le forme perfette e indefinite di questo artista lasciano immaginare spazi nuovi ed universi lontani attraverso un unica e esile materia la carta, deCarta sono appunto le sue opere e “d'istinto” è la spinta energetica che lo porta ad assemblare colore su colore scomponendo quello che crea e distruggendo quello che c'è. È appunto questa costruzione- distruzione che crea l'impermanenza, la fragilità che traspare dalle sue opere, sempre colorate sempre sfuggenti all’occhio, ma decisamente penetranti nell’anima. Infatti, la magia dei colori nei lavori di Luigi Manca spinge l'occhio di chi guarda sempre oltre la forma, oltre il simbolismo delle regole, imponendo allo spettatore nuove sensazioni, nuovi linguaggi. Il suo pensiero di arte rientra nella visione di una trasmissione libera, dove chi guarda è al di fuori della domanda e della risposta come spesso lui ripete. E’ dunque filo diretto tra chi dà e chi riceve, tra emozioni e cuore che alchenicamente, attraverso le mani dell’ artista, divengono forme creative, scenografie, mondi vaganti nell’universo, ovali nell’universo che si schiudono nello spazio del blu, del rosso, del giallo, colori di carta che a volte escono dalle sue pulsioni e sono cariche di energia, a volte si smorzano nel buio del grigio.

La carta è appunto l'elemento dominante nelle opere di Luigi Manca a cui ha voluto dare anche il nome alla sua mostra “d'istinto” deCarta....la carta appunto che risuona dentro di se quando è lontano dalla sua terra dove santi e cartapesta hanno nutrito il suo immaginario. Luce e colore riecheggia nella sua memoria, quando ricorda la sua infanzia e “d'istinto”, appunto, trasforma ogni sua percezione in opera d’arte, ponendo carta su carta, colore su colore fino a creare illogici paesaggi che si nutrono di luce e di bellezza. La fotografia è il suo primo approccio con la carta, mai uguale a se stessa, ma sempre usata come materia astratta.

Anna Cirignola

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